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Rocca La Meja
Se vi è un posto in Valle Maira a buon titolo conosciuto, questo è la Gardetta, ampio e magnifico altipiano situato nel Comune di Canosio, crocevia alpino a cavallo fra tre vallate cuneesi.


Altopiano della Gardetta

roccalameja

Dominato dalle guglie di Rocca La Meja, il Pianoro della Gardetta costituisce una buona base di partenza per numerose escursioni di diversa difficoltà: Monte Cassorso (2776m), Punta Eco (2701m), Rocca La Meja (2831m), Monte Oserot (2860m), Monte Bodoira (2747m), Lago della Meja, Lago Nero, Lago Oserot, Anello dei Laghi Roburent e delle fortificazioni.

Bellezze panoramiche straordinarie e suggestive si possono ammirare pure con il mountain-bike, seguendo le vie di accesso all'altopiano che consentono di percorrere impegnativi itinerari ad anello, come il classico Ponte Marmora-Canosio-Preit-Gardetta-Colle Valcavera-Colle Esischie-Marmora-Ponte Marmora.

Per l’inverno splendide gite scialpinistiche partono dal Vallone di Unerzio (Comune di Acceglio) per raggiungere il Passo della Gardetta.

Nell’anno 2001, l’intero pianoro è stato censito fra i Patrimoni Geologici Italiani*.

* Nota: in seguito alla tesi di laurea “La zona brianzonese del Pianoro della Gardetta (Valle Maira – CN): analisi geologico-stratigrafica e rapporti fra le unità tettoniche” di Enrico Collo, con l’interesse del prof. Michele Piazza del DIPTERIS (Dipartimento Terra e Risorse) dell’Università di Genova e del prof. Gerardo Brancucci, presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Genova e rilevatore del censimento dei geositi italiani per conto dell’APAT, oggi ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Il riconoscimento è dovuto allo straordinario stato di conservazione di successioni rocciose appartenenti a circa 200 milioni di anni orsono, e testimonianti l’evoluzione ambientale di un antico territorio precedente alla formazione della catena alpina. Tipi litologici diversi evidenziano il graduale passaggio da un ambiente continentale vulcanico (andesiti e porfiroidi), seguito da rocce di tipo fluviale che progressivamente sfumano in ambienti deltizi e di spiaggia sommersa (successioni quarzitiche); successivamente si impostano rocce formate in antiche lagune marine di tipo arido ed evaporitico (anidriti, gessi e calcari a cellette), fino alla impostazione di una piattaforma marina carbonatica (calcari e dolomie).

Altro pregio geologico, evidenziabile negli immensi panorami sulle vette alpine circostanti, è l’evidenza della strutturazione in distinte unità di accavallamento tettonico che, a partire dallo scontro fra due continenti iniziato 65 milioni di anni orsono, hanno prodotto la formazione della catena alpina così come oggi siamo abituati a osservarla.

Anche in questo caso è in fase di progettazione una esposizione di materiale divulgativo per rendere fruibili al visitatore i pregi geologici della zona, integrata nel più vasto insieme delle Alpi Occidentali del Cuneese.

LE GUGLIE DI ROCCA LA MEJA

Rocca la Meja dal Becco Nero

ZONA: ALPI COZIE (Provincia di Cuneo )

ACCESSO: Valli Maira, Grana e Stura

Interessi prevalenti: paesaggistico, geologico, storico (opere belliche).

Tempo di percorrenza: dal Colle della Margherina, 2 ore; dal Colle del Preit, 2.30 ore.

Dislivello: 431 m (dalla base di Rocca La Meja, 2400m – 2831m).

Difficoltà: alpinistica, facile. Pur non presentando alcuna difficoltà di tipo alpinistico (due soli passaggi su roccia con appigli numerosi), il percorso richiede un minimo di dimestichezza con l’approccio di avanzata su roccia. La salita rimane comunque semplice da affrontare per gli appassionati.

Segnalitica: a partire dalla base della parete, segnavia giallo.

Periodo consigliato: luglio-settembre/ottobre (in base a quando nevica).

Punti di partenza

La strada, arrivando da Canosio , è asfaltata fino al Colle del Preit. Da qui si può proseguire su sterrato, o meglio a piedi (discendendo verso il piccolo lago artificiale, attraversando il ponte in legno e risalendo verso le baite diroccate per poi piegare a destra al bivio del sentiero) verso il Gias della Margherina; in circa mezz'ora ci si ritrova ai piedi dell'attacco della Meja, deviando a sinistra quando il sentiero (Percorsi Occitani, tacche gialle) attraversa un ruscello.

Risalendo invece dal Vallone di Marmora si raggiunge il Colle di Esischie, svalicando sull'alta Valle Grana, nel bivio che arriva da Castelmagno e prosegue per il Colle Fauniera (Vallone dei Morti) e il Colle di Valcavera. A sua volta qui si incontra la strada che risale dal Vallone dell'Arma di Demonte , in Valle Stura. Lastrada asfaltata termina al Colle Valcavera (2416m), dopodichè prosegue su un bello sterrato fino alle Caserme della Bandia e al Colle della Margherina, entrambi ideali punti di partenza per la scalata: raggiunto il Lago della Meja, sarà facile individuare nei prati le tracce che ci conducono alla base della Meja.


Litologia

Rocca La Meja è una lunga dorsale allungata in direzione est-ovest, con aspetto variabile a seconda del punto di osservazione: da sud ha forma piramidale, con diverse creste e una spaccatura trasversale che costituirà la parte centrale del percorso per raggiungerne la vetta; da est e da ovest spicca invece la stratificazione verticale delle rocce di cui è composta, alternanze di calcari e dolomie formatesi su una antica piattaforma marina. Nel profilo è evidente anche uno strato a maggiore erodibilità, che scava dei canalini lungo la dorsale della montagna: si tratta di antiche ceneri vulcaniche depositatesi all’interno di

questa piattaforma marina.

Toponomastica

Per il toponimo, Meja fa riferimento a meije : punta mediana, del mezzodì (rispetto all’abitato di Preit, nel comune di Canosio).

Gardetta invece fa riferimento ad un luogo elevato e panoramico che permette l’osservazione e la sorveglianza del territorio circostante.

[ Fonti da Alpi Sud-Occidentali tra Piemonte e Provenza I nomi di luogo, etimologia e storia . Bruno Michelangelo ]

cengia Il percorso

L’itinerario proposto per raggiungere la vetta di Rocca La Meja, prende come punto di partenza il Colle Margherina (2420m), raggiungibile da sentiero dal Colle del Preit e Gias della Margherina, sia con strada sterrata sia dalla spettacolare traversata dell'Altopiano della Gardetta, sia dal Colle Valcavera passando per le Caserme della Bandia.

Ammirato il panorama degli altopiani circostanti (Gardetta e Bandia), si seguono sulla destra i resti di una strada militare che con un piccolo balzo conduce ai ruderi di un antico ricovero e al lago della Meja (2455m), circondato dai fortini di difesa del vicino Colle Ancoccia.

Dal lago si scende attraversando i pascoli alla base delle conoidi detritiche prodotte dal progressivo smantellamento erosivo che agisce sulle pareti verticali di Rocca La Meja.

Raggiunta la base di una di queste pietraie (2400m), facilmente riconoscibile per l’accumulo di grandi massi sparsi in una conca prativa pianeggiante, si incontra il segnavia giallo che ci accompagnerà fino alla vetta.

cengia

Il sentiero sale agevolmente tagliando il detrito delle pietraie, fino ad una cengia che incide in diagonale la vertiginosa parete sud della montagna. L’origine di questa cengia è dovuta alla presenza di una grande faglia tettonica che ha tagliato in obliquo praticamente l’intera montagna, con lo strisciamento delle rocce che si trovano al di sopra della cengia su quelle sottostanti.

Il risultato alpinistico di questo fenomeno geologico è l’attraversamento di una comoda rampa, non troppo esposta, che con un deciso innalzamento ci porta ad un colletto dove un bellissimo panorama sulle valli occitane concilia una meritata sosta.

Nell’attraversamento della cengia, bisogna porre un po’ di attenzione su un limitato passaggio esposto su roccia (3m): sono comunque segnalati facili appigli per oltrepassarlo.


Raggiunto il colletto (2556m), il sentiero piega a sinistra, infilandosi all’interno di un canalino che si intercala fra gli strati verticali carbonatici (calcari e dolomie).

Anche la presenza di questo canalino ha un significato geologico: ciò che colpisce subito lo sguardo è infatti il colore marroncino con patine verdastre e violacee delle rocce che lo costituiscono, a differenza degli altri strati carbonatici nei quali è incassato, che hanno colori che vanno dal bianco al grigio scuro.

canalinoSi tratta di una intercalazione di rocce a composizione silicea, formate dalle ceneri di antiche esplosioni vulcaniche che si sono depositate all’interno della piattaforma marina carbonatica.

Successivamente alla strutturazione e all’accavallamento della catena alpina, che hanno raddrizzato gli strati rocciosi di questo antico mare, gli agenti meteorici (acqua, neve, ghiaccio, sbalzi termici) hanno potuto erodere con maggiore facilità l’intercalazione silicea, decisamente più scagliosa rispetto agli strati circostanti, molto più compatti.

Il risultato finale è dunque la presenza di questo canalino che ci condurrà fin quasi alla vetta; esso è inoltre di fondamentale importanza per i geologi, in quanto corrisponde al punto di passaggio fra due epoche distinte, l’Anisico e il Ladinico, comprese nel periodo Triassico.

A metà salita, il canale è interrotto da un blocco roccioso, caduto dai suoi lati, per attraversare il quale è necessario usare dei facili appigli. Seguito fino in cima il canalino, poche decine di metri a destra su rocce carbonatiche ci conducono alla croce sommitale (2831m).

Dalla vetta la veduta spazia a 360°, e ci si rende veramente conto di aver scalato una cuspide che si eleva direttamente verso il cielo. In un solo sguardo, gran parte del Piemonte è sotto i nostri occhi: tutte le Alpi Occidentali (fino al Cervino e Monte Rosa); la Pianura Padana, dalla quale emerge la Collina di Superga, con Torino ai suoi piedi; le Langhe e il Monferrato; le Alpi e gli Appennini Liguri in lontananza.

Registrata la nostra presenza sul diario di vetta e goduto di un piacevole proseguimento sulla linea di cresta, fino ad un grande omino di pietra, non resta che seguire la via del ritorno e inserire nel nostro zaino una nuova, appagante esperienza.

omino meja

Enrico Collo ,

accompagnatore naturalistico

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Rocca La Meja - creata (12/09/2004) - modificata (05/05/2009) - vista 35987
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